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Gita d’Istruzione

Parte I inviata da x e caricata in data 10/Marzo/2003 02:58:20


A quel tempo avevo 18 anni: frequentavo il quarto anno di liceo, nella scuola di un piccola paesino lombardo nell’interland milanese. Era maggio, il primo lunedì di maggio e, finalmente, era arrivato…. Il fatidico giorno della gita d’istruzione, l’unico pensiero che sorregge lo studente tra le mille difficoltà dell’anno scolastico e lo spinge ad andare avanti. Quella gita, poi, sembrava davvero ben organizzata: saremmo andati a Roma per 6 giorni, 30 alunni, o poco più, accompagnati da due professoresse. Una delle due in particolare, la mia insegnante di italiano, Stefania, era tra le attrazioni che probabilmente avrei preferito della visita a Roma. Era una bellissima signora, anche se signora è un termine davvero molto grosso, per una che non è sposata e avrà al massimo 35 anni. Mi piaceva e spesso anche in classe mi perdevo ad ammirarla. Era infatti una delle donne che piacciono a me, non molto alta, 1 metro e 60 circa, e con due piedini fantastici, non più di un 36. Eh, sì, a questo punto sono costretto a confessarvi la mia folle passione per i piedi.Partimmo alle 5 di mattina, in autobus. Il viaggio fu lungo e noioso e, tra soste e traffico, arrivammo soltanto alle 6 di sera, giusto in tempo per disfare i bagagli in albergo e cenare.

Dopo cena fu concessa agli studenti un’uscita serale nei dintorni dell’hotel, senza andare lontano, solo per sgranchirsi un po’ le gambe dopo 13 ore di autobus. Ci trovavamo nella zona di Piazza di Spagna, gli svaghi non mancavano, ma ormai molti negozi stavano chiudendo. La parte maschile della comitiva si riversò in un pub. Il locale, saturo di fumo, aveva il solo pregio di essere collegato a una sala giochi, ma ben presto mi stancai, e tornai fuori. Tutte le ragazze si trovavano negli ultimi negozi di moda aperti. Decisi così di seguire due di loro, Sara e Valentina, senza dubbio le due più attraenti della classe. Mi erano sempre piaciute, anche se non ci avevo mai provato perché mi sembravano troppo arroganti: credevano di essere le regine del mondo! Sara, un metro e 70, aveva capelli neri, lisci e molto lunghi, un fisico non troppo procace, ma con le rotondità al punto giusto, ma soprattutto dei piedi lunghi e sempre ben curati. Credo che si fosse accorta della mia passione per le estremità femminili e, anche in classe, spesso allungava fuori dal banco le gambe, verso la mia, parte, col solo scopo di farmi ammirare le sue unghie smaltate e i sandaletti di cuoio bordeaux che indossava anche quella sera. Valentina, 1 metro e 75, era decisamente più formosa di Sara. Capelli bruni e occhi verdi, una quarta abbondante di seno e un bel 40 di piede. Era più sportiva dell’amica, e così prediligeva le scarpe da tennis, anche se quella sera stava indossando degli stivali chiusi. Notai che l’attenzione delle due ragazze si era soffermata in particolare su un negozio dall’aria orientale. Nella vetrine si vedevano esposte collanine indiane, profumi, cosmetici, anche qualche capo d’abbigliamento di tipico stampo giapponese. Roba che, insomma, non mi interessava più di tanto, ma entri lo stesso per dare un’occhiata. Vidi Valentina che complottava al bancone con la commessa, una ragazza dai tratti orientali. Purtroppo arrivai a conversazione iniziata e non fui in grado di carpirne appieno il contenuto. “E’ un prodotto modernissimo, ottenuto dalle foglie di diverse piante che crescono solo in India”.

Valentina rispose “Interessante, ma quanto ci verrebbe a costare”. “Una sola dose costa 50 euro, ma vanno aggiunti altri 50 dell’antidoto: è contro la legge venderlo senza, perché i suo scopo è puramente ludico, e si presume che dopo l’utilizzo si voglia tornare normali.” “Ho capito. Ma funziona veramente?”.”Certamente! Non a caso è diventato uno dei prodotti di punta della casa produttrice che li fabbrica. In Italia lo conoscono ancora in pochi perché non sono molti i negozi che lo vendono, ma vedrà che in breve si diffonderà anche qui.”.”Va bene, lo prendo, ma ricordi che pretendo un rimborso se non dovesse funzionare!”. Porse così 100 euro alla bella cassiera, che di rimando rispose “Sicuro! E ricordi lei invece che se lo usa su altre persone, queste devono essere consenzienti e consapevoli dell’effetto del prodotto. Arrivederci!”. Sara e Valentina allora si girarono per andarsene, ma si inchiodarono, inspiegabilmente preoccupate, alla mia vista “Che ci fai tu qui??”. “Nulla! Guardavo un po’ in giro. Cosa avete comprato?”. “Nulla che ti riguardi. Andiamocene Vale.”. Quella nuova discussione non aveva fatto che accrescere in me i sospetti che le due nulla di buono stessero organizzando qualcosa di losco. Avrei voluto indagare e avrei potuto cominciare chiedendo cosa avessero acquistato alla commessa, ma, per soggezione, mi trattenni. Quella sera. Non riuscii più a divertirmi. Non che prima me la stessi spassando, ma per lo meno mi stavo rilassando. Invece l’incontro con Sara e Valentina mi aveva insospettito e non riuscivo più a pensare ad altro. Erano da poco rientrate in albergo, e le segui.

Dannazione, hanno già preso l’ascensore, dovrò inseguirle per le scale! Velocemente le salii. Arrivai di sopra e trovai le due che complottavano. Sara chiese all’amica “Allora, su chi vogliamo provarlo?”.“Uhm, io direi su qualche ragazzo della classe. O forse, no, forse è meglio su quella stronza della prof. Laurini!”. A quel punto non riuscii a trattenermi e uscii allo scoperto. “Toh, chi si rivede! Vi ho sentito parlare salendo le scale. Allora, mi spiegate cosa dovete provare?”. Le due si guardarono sconcertate. Poi vidi comparire un sorrisetto malefico sulle labbra di Valentina. Prese dalle mani dell’amica un tubetto, tolse il tappo rivelando un piccolo ago sottostante e prima che potessi realizzare quello che stava accadendo, mi punse. Pochi secondi dopo cominciò a girarmi la testa. La vista mi si appanno e cominciai a sentirmi leggero leggero, sempre più leggero. Mi pareva di aver raggiunto la pace dei sensi, non avevo più alcuna percezione chiara. Dopo un’altra ventina di secondi sembrai aver riacquistato i sensi. Mi trovavo in un luogo in penombra, e sentivo arrivarmi dall’alto i gridolini esultanti di Sara e Valentina, attutiti dalla membrana che mi ricopriva. Membrana? Quale membrana??? Non feci in tempo a riflettere su questo particolare che la mano di Valentina mi scoprì dalla mia maglietta. Il cambiamento di luce mi impedì di vedere bene, ma a una prima impressione le mie amiche erano alte quanto un grattacielo! Guardai avanti e vidi 5 mastodontiche ditone. Erano quelle del piede destro di Sara, che strabordavano dal sandalo. Da un rapido confronto il mignolo mi sembrava grande almeno quanto me. Le due non avevano smesso di ridersela. Sara allora mi parlò dall’alto “Ahahah! Visto Luca? Ti sarebbe convenuto non immischiarti nei nostri affari! Come si dice: chi si fa i fatti suoi campa cent’anni! Tu, a questo punto, potresti fermarti a diciotto se non farai alla lettera quel che ti ordineremo!”.

Detto questo vidi il suo piedone alzarsi, mostrando una suola sudicia, sporca di qualsiasi cosa si potesse immaginare. Raggiunta l’altezza del ginocchio la vidi ricadere a terra lentamente. Ma sembra andare incontro ad un bersaglio ben preciso! Sì, si dirigeva proprio verso di me! Caddi atterrito, appoggiando le spalle sulla moquette del pavimento. Mi aspettavo ormai di morire, e fissavo il “38” che si leggeva sulla suola del sandalo aspettando la mia fine. In quel preciso momento però si udì una porta aprirsi e una voce familiare prorompere “Cos’è questo baccano! Vi abbiamo concesso l’uscita serale proprio per permettere ai più stanchi di riposare tranquillamente! Se avete voglia di giocare scendete in piazza!”. Era la voce della professoressa Stefania. Al suo arrivo Valentina e Sara sobbalzarono e quest’ultima ritirò il piede di scatto. Anch’io rialzai la testa e vidi la celestiale visione della professoressa Sara per la prima volta da una prospettiva così bassa. Era incantevole: indossava lo stesso pantalone aderente che aveva in autobus e una maglia che poco o nulla lasciava all’immaginazione. Ella mi notò senza che facessi alcun movimento “O mio dio! Chi è quello lì!?”.Valentina, titubante rispose ”Ehm, è Luca, Luca Bresciani della nostra classe, signora.”.“E che ci fa sdraiato a terra, nudo, e alto 3-4 centimetri???”.”Ce lo stavamo chiedendo anche noi! Lo abbiamo trovato qui rientrando in camera e lui ci è corso incontro. Non so cosa gli sia capitato, credo che abbia mangiato qualcosa di avariato.”.”Come lo sai, è già successo? A me sembra una cosa seria!”.”Ehm, sì una volta è successo a mio fratello, mentre eravamo in vacanza in un agriturismo: mio padre che è medico ha detto che dipende dall’alimentazione, ma che si ritorna normali dopo pochi giorni senza usare medicinali o altro. Infatti dopo 48 ore mio fratello era di nuovo normale.”. Io rimasi allibito dalla prontezza delle due ragazze nel mentire in modo tanto spudorato. Ma effettivamente erano state molto convincenti.

La professoressa nel frattempo era rimasta assorta, a contemplarmi.”Allora prof, cosa dobbiamo fare?” la interruppe Sara.”Ecco, non so davvero come comportarmi: è il primo giorno di gita e non mi pare giusto rovinarla adesso per quest’incidente. Se mi garantisci che è una cosa banale continuiamo la gita, senza allarmare gli altri. Io terrò Luca con me finché non guarisce, ok?”.”Certo, noi saremo mute come due pesci!” rispose Sara. Stefania si mise in ginocchio vicino a me e mi osservò da vicino. Ero rimasto a guardare la sua bellezza per tutto il tempo, ma in quel momento mi riebbi e mi rialzai, agitandomi per farle capire che quella era una farsa. Provai anche ad urlarle qualcosa, ma ero troppo piccolo perché potesse sentirmi. Lei invece mi domandò “Dimmi Luca, a quanto pare se l’unico ad essersi ammalato: hai mangiato qualcosa di strano durante il viaggio o in piazza?”. Era inutile: sembrava esserci cascata, e alle sue spalle vedevo Sara e Valentina tirare un sospiro di sollievo. “Bene, noi torniamo di sotto: quest’esperienza ci ha tolto il sonno. Lei torna in camera?”. “Per forza. Non fate tardi. Buonanotte!”. Allora Stefania poggiò la mano a terra e mi disse di salire.”Forza non avere paura: non ti faccio nulla. Anch’io sono impaurita dalla situazione, ma, come ha detto Sara, dovresti tornare normale entro un paio di giorni. Se ciò non accade ti porta da qualche medico”.

Nel mentre salii sulla sua mano e Stefania mi portò lentamente all’altezza del suo viso, facendomi passare davanti agli occhi prima lo spacco, davvero niente male, del suo pantalone, poi i seni, probabilmente una terza, rotondi e sodi, perfettamente proporzionati alle sue altre misure. Quindi mi mise davanti agli occhi, grandi pi o meno come me in quelle condizioni e sussurrò “Non preoccuparti, va tutto bene.”. Io però mi sentivo tutt’altro che rassicurato: quelle due pazze di Valentina e Sara erano sempre in circolazione. Avrebbero potuto attentare persino alla vita di Stefania Ma certo! Si realizzò nella mia mente il terribile disegno su cui probabilmente avevano già meditato anche le mie compagne. Erano scese per comprare un’altra dose, da usare sulla professoressa. Comincia a sentirmi in colpa: a causa mia ora la brava insegnate era in pericolo! Riprovai a farle capire la situazione, ma lei ancora una volta mi fraintese e attribuì la mia agitazione alla paura, così cercò di rassicurarmi di nuovo. Poi mi andò a farsi una doccia; mi lasciò sul letto con la televisione accesa su un film d’azione, che avevo già visto, ma che trovavo comunque ancora molto gradevole. Rimasi attento alla sua visione, pensando nel frattempo a un modo per far capire a Stefania la situazione. La mia concentrazione era tale e rivolta in tanti fronti che non mi accorsi che la professoressa era rientrata e si stava sdraiando sul letto dietro di me. Lo scossone che causò in questo modo mi inquietò non poco e saltai all’indietro di scatto. La vidi allora in accappatoio, bellissima, con i seni che quasi uscivano fuori e i capelli biondi, ancora bagnati e arruffati. La squadrai meglio e il mio sguardo si rivolse verso le sue gambe scoperte e verso i piedi nudi, che fissai per qualche secondo. La vista della dea mi provocò un’erezione spontanea. Mi resi conto dell’accaduto solo una decina di secondi dopo.

Stefania se ne era accorta, sorrise e interruppe il silenzio che mi stava opprimendo sdrammatizzando “Scusami, non volevo spaventarti. Credevo mi avessi sentita. Mi spiace anche di non avere vestiti della tua taglia: penso che anche quelli delle bamboline siano troppo grandi per te. Ma non preoccuparti… tanto stasera non fa freddo!”. Allora bussò alla porta. Stefania scattò in piedi e mi nascose nella tasca dell’accappatoio. Quindi andò ad aprire. Dalla voce riconobbi il mio compagno di stanza “Professoressa, divido la stanza 110 con Luca Bresciani, ma il mio compagno non è ancora tornato e si è fatto abbastanza tardi. Cosa devo fare?”. La professoressa allora rispose “Oh, non preoccuparti, Luca è tornato a Milano in treno: sua nonna ha avuto un malore e lui non se l’è sentita di rimanere qui a divertirsi sapendola in ospedale.”. E brava la prof! Era stata molto naturale e la scusa era credibilissima! A dire il vero avrei preferito che avesse avvertito qualcun altro della mia reale situazione, ma immaginai che lo avrebbe fatto all’indomani. “Ho deciso che domani avvertirò anche l’altra insegnante, la Sarto, di quanto è accaduto: forse ho preso una decisione troppo affrettata a tenerti con me e lei è più esperta, sicuramente saprà consigliarmi meglio.”.

Quindi andò a cambiarsi, finì di asciugarsi e indossò una vestaglia da notte semi trasparente che lasciava scoperte le gambe e i piedi. Il film era finito e io ero rimasto a vedere il Maurizio Costanzo Show. Anche lei sembrava interessata al programma, perciò mi prese, si sedette sul letto e mi mise sulle sue cosce. Quella situazione tornò ad eccitarmi, e perché sapevo di avere una vagina grande quanto una grotta dietro di me, e perché riuscivo a vedere i suoi bellissimi piedini. Tutt’altro che interessato al programma, mi impegnai quindi per trattenere la nuova erezione. Ma Stefania allungò le gambe davanti a se e appoggiò i piedi sulla valigia che aveva vicino al letto. La visione era celestiale e, anche se mi stava impedendo di guardare il programma, non me ne importò. Ma Stefania se ne accorse “o, che stupida, se tengo i piedi lì non riesci a guardare la televisione! Aspetta, ti metto qui, sulla valigia. Tranquillo, i piedi non puzzano, li ho appena lavati.”. Allora adesso mi trovavo sulla valigia, con i suoi piedi alle mie spalle e un’erezione ormai vistosa, per fortuna nascosta alla vista della prof. Eppure avrei voluto dar libero sfogo ai miei sentimenti, girarmi e abbracciare i suoi piedi, baciarli e adorarli, anche per dimostrarle la mia gratitudine per quello che stava facendo per me. L’occasione propizia arrivò con la pubblicità: venne trasmesso il famoso spot dell’acqua vera, quello degli omini che massaggiano la gigantessa. Stefania rise e mi disse “Guarda, sembra la tua situazione, solo che tu… non mi stai massangiando…”. Non aspettavo altro. Mi girai d’istinto e le baciai il tallone. Cominciai a leccarglielo, salii un po’ più su, fin dove mi era possibile, e nel frattempo, con le mani, lavoravo per massaggiarle la suola morbida.

L’odore non era cattivo, certo non poteva profumare ma era abbastanza gradevole, appena appena acre. Desideravo sapere cosa provava in quel momento, ma il piede stesso mi impediva la vista del suo volto: non sapevo se era contrariata, se era sorpresa, se era rimasta indifferente, o se gradiva questo trattamento. Guardando in alto vidi che muoveva le dita dal piacere. Ma fu solo quando scostò il piede che i miei dubbi ebbero finalmente una risposta: la vidi in faccia, sorrideva e mi fissava. Timidamente abbassò lo sguardo e mi ringraziò e mi disse che voleva ricambiare. Mi prese nel palmo della mano e mi avvicinò alla bocca. Appoggiò con delicatezza le labbra socchiuse sui miei attributi e con la stessa tranquillità cominciò a succhiare. Poiché ero già eccitato da tempo, venni in pochi secondi. Lei se ne accorse e si fermò, rimanendo ancora per un po’ immobile per assaporare le poche goccioline di sperma che avevo potuto produrre. Quindi mi diede un ultimo bacio e mi poggiò di nuovo sulle sue cosce. Rimase per un po’ in trance. Neppure io sapevo cosa dire, ma anche se avessi avuto qualcosa da comunicarle non avrei saputo come farglielo capire. Passarono circa dieci minuti di silenzio. Poi Stefania mi disse “Scusami Luca, non avrei dovuto: tu volevi ringraziarmi e io ti ho usato come uno sfogo sessuale. Perdonami, ho fatto un errore terribile, con un mio studente appena maggiorenne per di più.”. Sembrava volesse scoppiare a piangere ma si trattenne e disse che forse era meglio andare a dormire. Lei si mise nel letto e mise me in un pacchetto di fazzoletti semivuoto, allestito a mò di sacco a pelo. “Se hai bisognosi qualcosa, durante la notte, svegliami: soffro moltissimo il solletico, facendomelo dovresti costringermi ad alzarmi”. Lei si addormentò quasi subito. Io invece non riuscivo a prendere sonno. Anzi, mi ritornarono ala mente Sara e Valentina, e capii che dovevo far capire a Stefania che erano state loro a rimpicciolirmi. Decisi che però ci avrei pensato la mattina seguente e provai a prendere sonno. Ero quasi riuscito ad addormentarmi, quando dalla finestra sentii provenire un rumore: era come se qualcuno la stesse forzando con un coltellino. Erano ladri? Improbabile! Cosa poteva avere una scolaresca di tanto prezioso?? Erano certamente Valentina e Sara e erano venute riprendermi, o, peggio ancora, a rimpicciolire Stefania! Balzai fuori dal mio pseudo-letto e andai su quello della professoressa. Dormiva in un sonno profondo,ma riuscii lo stesso a svegliarla. “Che c’è, Luca?”. Io indicai la finestra “Hai caldo? Vuoi che apra la finestra? Va bene!”. “Nooo!” gridai. Ma non mi senti e si alzò. Andò ad aprire la finestra, e stava per tornare indietro, ma due ombre uscirono dalla notte e la afferrarono da dietro. Una la bloccò e soffocò il suo urlo, l’altra le iniettò qualcosa. Dopo questi attimi di concitazione, si accese la luce. Riconobbi quindi Sara e Valentina. “Guarda Vale, sul letto c’è il microbo! Prendilo, io cerco la prof”. Valentina non aspettava altro e si diresse verso di me. Mi prese in mano e stringendo forte mi disse “Non sai quanti guai ci hai procurato, ma per fortuna ora è tutto risolto: ce la pagherai!”.

Arrivò in quell’istante anche Sara che teneva trionfante in mano Stefania, terrorizzata. L astringeva con la stessa mancanza di riguardo con cui Valentina teneva me. Ok, potevano fare questo a me, che avevo rovinato i loro piani, seppur loschi, ma perché far del male a una creaturina tanto dolce, che non aveva assolutamente colpe. Avrei tanto voluto prenderle a calci. Invece erano loro che conducevano il gioco. Ci misero in una sacchettino e tornarono nella loro camera. Nel frangente spiegai allora la situazione a Stefania, ancora paralizzata dalla paura. In camera finalmente le due ci liberarono “vi siete comportati male, ma potete ancora riparare: se vi comporterete bene potete allungare la vostra vita!” disse Valentina. La più cauta Sara invece si preoccupò dell’altra professoressa: le scrisse una lettera da parte di Stefania e la lasciò la porta della sua stanza, spiegando che Stefania era tornata a casa perché aveva saputo di un incidente capitato al fratello. Il resto della nottata fu terribile: le due puttane ci divisero come dei trofei. Valentina prese Stefania e andò a seviziarla nel bagno. Dio solo sa cosa le combinò. Io invece ero la preda di Sara. Ella mi sorrise sarcasticamente e disse “Visto che bel piano che abbiamo organizzato? Speravi di farla franca, ma ormai sei in mio potere”. “Vi scopriranno!” le urlai, ma il mio tentativo fu di nuovo vano. “Spiacente, ma non posso sentirti. Ora è arrivato il momento di divertirsi: pronto?”. Mi mise sul pavimento e si sedette. Quindi mi ordinò di adorale i piedi. Mi rifiutai, ma mi minacciò di uccidere Stefania. Allora mi avvicinai alle sue estremità. Per quanto incantevoli, risultavano comunque disgustose all’olfatto: probabilmente non le aveva lavate, ma mi ordinò lo stesso di farle un massaggio. Iniziai dalla suola, per proseguire col tallone. Talvolta mi ordinava di baciale la pianta e non potevo rifiutarmi. Poi dovetti leccargli il dorso del piede.

Salii sopra di esso e cominciai l’arduo lavoro. Intanto si divertiva a spostare i piedi e a sbatterli tra di loro, dicendomi che, se fossi caduto, mi avrebbe schiacciato. Caddi un paio di volte e lei mi coprì col piede in entrambi i casi: senza fare troppa pressione, ma rendendo insopportabile l’aria che si respirava. Ogni volta mi diceva che si sarebbe spostata solo se le avessi adorato per bene la suola. Infine mi disse di smaltarle le unghie, così sarebbe stata pronta per la mattina successiva. Prese il pennellino dello smalto che si trovava sotto il tappo e vi tolse la parte pesante. Per poter lavorare bene dovevo tra le sue dita, ed è qui che si raggruppava tutta la sporcizia. Fu uno dei lavori più disgustosi, tra un dito e l’altro c’erano montagne di residui di pelle morta, che man mano Sara mi ordinava di toglierle. E nel frattempo aveva cominciato a masturbarsi e si era denudata. Si massaggiava i capezzoli turgidi e si toccava la vagina pelosa. Quando raggiunse il massimo dell’eccitazione, mi trovavo tra l’alluce e il secondo dito del piede sinistro. Ella strinse forte in quel punto e mi sollevò in aria. La presa e l’accelerazione a cui ero stato sottoposto mi stordirono. Ero esausto, e per fortuna anche lei era stanca. Così indossò il pigiama e si mise nel letto. Come prigione per me non trovò luogo migliore dei suoi slip. Il resto della notte fu un inferno, una lotta continua per non scivolare nella sua vagina o, peggio ancora, sotto il suo sedere, dove sarei certamente stato schiacciato. Trovai la posizione ideale per addormentarmi, aggrappandomi all’elastico della mutandina.

La mattina dopo mi risvegliai in bagno, sul lavandino. Affianco a me c’era Stefania, distrutta, piena di graffi e lividi, con gli occhi perduti nel vuoto. Mi avvicinai a lei e per la prima volta da quando era stata rimpicciolita mi parlò “E’ stato orribile: mi ha fatto fare le cose più orrende. Vorrei tanto morire”. Io cercai di rassicurarla, come lei aveva fatto precedentemente con me “Coraggio, sono certo che gli altri comincino a sospettare della sparizione di due persone nella comitiva: per quanto credibili siano le motivazioni, è una coincidenza molto strana, si metteranno presto a investigare sull’accaduto.”.”E’ proprio questo che mi preoccupa, non capisci? Quando capiranno che la situazione sta degenerando, Valentina e Sara ci faranno fuori! E poi, dopo quello che ci hanno fatto, di sicuro non ci lasceranno liberi quando si saranno stancate di noi!”. A questo non avevo pensato. Effettivamente la situazione era tragica, dovevamo inventarci assolutamente qualcosa.

Continua...





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