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L'Ostaggio

Parte IV inviata da Packy e caricata in data 27/Marzo/2004 00:07:23


Era piuttosto tardi, effettivamente il mio rifugio, non fosse stato per lo scarafaggio avrebbe funzionato. Non passarono che cinque minuti ed eravamo già a bordo della potente vettura della Ferri. Chissà dove mi stavano portando, e non osavo nemmeno sbirciare, ero terrorizzato, sarebbe stato semplice, reggermi in piedi e sbirciare dal taschino della camicetta in seta. Il solo pensiero di attirare l’attenzione della gigantesca donna m’inibiva ogni qualsiasi volontà d’osare. All’interno dell’abitacolo della vettura fortunatamente vi era l’aria condizionata, fuori era un caldo torrido, forse anche per questo che l’olezzo dei loro profumi era così penetrante. Dopo alcuni chilometri Mara chiese alla Ferri “Senta, potrei vederlo da vicino?”, non passarono che pochi secondi una gigantesca mano mi raggiunse, non ci andò per il sottile, venni quasi stritolato. Tregua vi fu quando finalmente mi trovai sul palmo di Mara, la quale, non perse un attimo per ispezionarmi attentamente da vicino.

Sgranando gli occhi esclamò “Wow, ma sei veramente tu, da stronzo sei passato a stronzetto, mi sa che sei veramente in un brutto pasticcio eh eh…” dicendomi questo mi stava lentamente avvicinando alla sua bocca, e nel frattempo aveva sporto la sua enorme lingua, movendola rapidamente in tutte le direzioni, questo con la consapevolezza che io non potevo certo sottrarmi all’inevitabile destino! Subii micidiali bordate, a ripetizione, in pochi istanti mi trovai cosparso di saliva, il movimento regolare della sua schifosa lingua non mi dava tregua, l’attimo peggiore fu quando si divertì a colpirmi di lingua in pancia, infatti, com’ero posizionato ero un bersaglio facile, lei semplicemente, estraendo e ritirando velocemente la sua lingua mi percuoteva con efficacia, per me era impossibile restare in silenzio, i miei gemiti la stimolarono a perseverare con la sua terribile tortura. Senza fine il suo massacro, finché ad un tratto, una frenata, un’imprecazione della Ferri, e io per effetto della forza d’inerzia, fui catapultato in avanti, mi sentii mancare il respiro, stavo precipitando, quegli interminabili secondi parvero minuti, non sapevo dove sarei andato a sbattere.

Ruzzolai e dopo pochi istanti alzai il capo, e mi ritrovai davanti l’enorme calcagno di Mara, mi rigirai e notai che fortunatamente ebbi la fortuna di cadere sopra un indumento, supposi una giacca oppure simile, le imprecazioni della conducente rimbombavano in tutto l’abitacolo, “Deficiente, imbranato, ecc…” evidentemente aveva appena evitato un incidente, alzai lo sguardo e dal mio punto di vista le due gigantesse sembravano ancora più enormi e impressionanti. Ero andato a finire quasi sotto il sedile del passeggero, temporaneamente ero fuori la loro visuale. La Ferri, riavutasi dalla evitata collisione con un tono autoritario urlò a Mara “Dove è andato a finire,…”, un attimo di silenzio, evidentemente Mara, in quei attimi realizzò che io non stavo più sul suo palmo e mugugnò. Non ebbe nemmeno il tempo di guardarsi in giro, passarono pochi attimi e poi udii, in quanto io non potevo vedere cosa accadesse lassù, il tipico rumore di uno schiaffo inferto sulla guancia, evidentemente la Ferri non c’andava col sottile con Mara, e poi autoritariamente “Idiota, deficiente che non sei altro, tante volte mi chiedo perché mai mi debba circondare da uno stuolo d’ignoranti come te, ti consiglio ora di cercarlo e ti garantisco che se me lo hai rovinato…”, non finì la frase che Mara con un tono fievole reagì “Si…va..bene..ma era qua, deve essere caduto giù qua…..”, abbassandosi leggermente per ampliare la sua visuale di ricerca non stentò a scovarmi, questo anche perché era mia intenzione farmi trovare, fu una mia scelta, questo perché se non mi avessero trovato, la maligna Ferri non avrebbe esitato a mettere a ferro e fuoco l’intera vettura.

Allungò la mano e non esitò ad afferrarmi ad una gamba, mi sentii mancare, dalla velocità con cui fui sollevato e a testa in giù mi trovai davanti all’enorme viso di Mara la quale disse “Eh eh eccolo qua il nostro stronzetto volante, dove pensavi d’andare?”, io non riuscii a trattenermi e fare del sarcasmo “Vedo che fai la stronza con chi puoi, hai ancora la guancia arrossata, la tua padrona si è divertita vedo eh eh”, la Ferri a sentire i miei commenti esclamò in una possente risata “Ah ah ah, sei veramente un’inetta, ti fai pure sfottere dai moscerini, che ti serva da lezione, eh eh”.
La frustrazione di Mara era palpabile, la stretta morsa sul mio polpaccio stava aumentando, non riuscii dal non urlare dal dolore, in risposta con una risata sarcastica Mara “Ah ah ah, sfotti pure, non sai con chi hai a che fare, te ne accorgerai, per ora ti meriti un assaggio, sai tutto questo trambusto e poi il caldo, ho i piedi affaticati, ecco ti metto li, adesso mi tolgo le scarpine…. Sai sono un pochino maldestra quindi nel caso ti schiacciassi troppo, eh eh urla, ma fatti sentire”.

La mia prospettiva da sotto era da brivido, inoltre se si pensava che le due gigantesche donne, ambe e due m’odiavano per i più disparati motivi, Mara mi aveva sfidato, con il chiaro intento se non d’uccidermi, almeno rifarsi dall’affronto di poc’anzi, e sicuramente non avrebbe disdegnato dal vedermi morto questo anche perché più di una volta io e lei per motivi di lavoro abbiamo avuto delle discussioni. Per quanto riguarda la Ferri, no comment, le avversarie se le toglieva di torno e gli uomini, quelli li usava, quanto a me, evidentemente c’era di mezzo Lorena, forse l’unica avversaria che non era riuscita a domare, ora però lei aveva l’asse di picche in mano, ovvero me in formato tascabile, con il quale otterrà l’agognata vittoria sull’avversaria di sempre. Questo fermo restando che io, alla luce degli ultimi sviluppi, contassi ancora qualche cosa per Lorena.
Questi inquietanti pensieri m’avevano distolto dalla situazione attuale, Mara non portava i collant, evidentemente per l’afoso ed opprimente caldo, l’enorme massa del piede mi era piombata addosso, pressato contro il soffice pavimento dell’abitacolo, fui costretto ad urlare a squarcia gola, le mie suppliche vennero accolte, non appena riuscii a sporgermi e allungare lo sguardo, vidi la mano della Ferri appoggiata sul ginocchio di Mara esortandola dal non nuocermi “Mara…t’avverto se me lo accoppi io ti rovino, approfittane per divertirti ancora per quei pochi minuti prima d’arrivare a casa tua, senti m’hai fatto venire una bella idea stuzzicante….”, mentre stavano discutendo io ero sempre alle prese con il gigantesco piede, il puzzo era nauseabondo e il sudore della cute era penetrante, oramai tutto il mio corpo era fradicio del tanfo di piede, e appiccicaticcio.
Una brusca frenata, la Ferri allungò la mano e afferrandomi, mi lasciò cadere nella scollatura della camicetta, dove rovinai fino al suo reggiseno, il suo penetrante profumo si contrapponeva al disgustoso puzzo dei piedi di Mara.

A destra e a manca due possenti tette, in parte nascoste dalla stupenda lingerie, entrando in casa, la Ferri non disdegnava di toccarmi tastando il mio corpo, dopo alcuni istanti chiese a Mara “Senti dovresti darmi uno spago o simile..”, la sua complice non comprese la richiesta, ma da brava lecca culo ubbidì. Mara prima che la mia rapitrice la lasciasse con un tono alquanto triste “Senta, ma non potrò rivederlo?”, e in risposta “Senti, il fatto che mi hai accompagnato e mi hai aiutato a catturarlo non significa che tu possa pretenderne i diritti, quindi non rompere.”

L’arroganza della Ferri era disgustosa, non aveva rispetto di niente e nessuno, speranza di commuoverla era praticamente inesistente, appeso al suo reggiseno come una scimmia, non stentò ad afferrarmi, incurante che la sua presa mi stesse letteralmente stritolando m’avvicinò alla sua bocca e prima di proferire mi sbaciucchiò, e poi disse “Mhmm, ma quanto sei carino, eh eh eh, stupendo, striscerai e farò strisciare anche tua moglie eh eh, finalmente, mi farò consegnare tutti i brevetti della sua scoperta…”, e io “E… dopo cosa ne sarà di me? Mi lascerai libero?”, il ghigno che ne seguì non prometteva niente di buono, infatti, “Eh eh eh, se sarai ancora vivo, forse vedrai le umiliazioni che farò subire a tua moglie eh eh eh….”, io capii le sue intenzioni, e compresi che i suoi fini erano dettati da una cattiveria e odio profondamente radicato, qualsiasi patteggiamento sarebbe stato impossibile.

In risposta io osai contraddirla “Maledetta puttana, viziosa, zitella, e magari anche lesbica mi sa che tu sia gelosa di me e non di lei…”, il suo ghigno venne sostituito in breve tempo da un’espressione di cupa, i suoi lineamenti facciali si tesero e il suo sguardo, come quando si offende qualcuno, si fece più scuro, tutto questo mi turbò non poco. Agitando violentemente la mano disse “Bene, bene, bene hai ancora il coraggio di parlare, domani chiamerò tua moglie e allora la mia vittoria sarà totale, per il momento ti voglio far provare qualche cosa di terribile, spero ti piacciano i piedi femminili, vedi io odio guidare a lungo, stasera devo guidare per un paio d’ore, ho una bellissima villa in riva al mare…”, io la stava ad ascoltare incurante di cosa stesse macchinando e facendo, chinandosi verso le pedaliere della vettura mi depositò sul pedale dell’acceleratore e m’ordinò di restarci. Ero di pancia sul pedale, la gomma antisdrucciolo mi dava fastidio assai, dopo pochi istanti mi voltò e con lo spago ricevuto da Mara mi legò come un salame sul pedale, ero spacciato, anche a volerlo non potevo fuggire. La Ferri salì in macchina e s’accomodò al posto di guida, il mio punto di vista era da brivido, allargando leggermente le ginocchia, passandosi leggermente la lingua in modo sexy sulle labbra mi lancio un affettuoso bacio, e con un delicato movimento di calcagni si liberò delle scarpe, l’ambiente giù la dalle mie parti, una volta chiusa la portiera si oscurò e fastidioso puzzo di piedi e di sudore inondò l’ambiente tutto attorno a me. La Ferri inoltre disse “Allora piccolo mio, sei pronto a vivere questa esperienza, non ti preoccupare, l’acceleratore è molto sensibile, dovrai subire solo qualche carezza eh eh, ed è meglio che ti rassegni, sai il viaggio è almeno di due ore”, stava per avviare l’autovettura, vidi solo per un attimo il piede piombarmi addosso, una titanica pressione sull’addome, una volta avviata la macchina e malgrado la musica dell’autoradio imperversava per tutto l’abitacolo io potevo percepire il brusio del potente motore Mercedes.

Intuivo che per raggiungere la costa avrebbe preso l’autostrada, forse ai caselli se urlavo qualcuno avrebbe potuto sentirmi, la speranza fu vana, si di caselli ne passammo diversi, ma in quelle occasioni, il suo piede era accuratamente sopra di me, la pressione era volutamente calcolata, non riuscivo quasi a respirare, figuriamoci a gridare. Inutile dire che il viaggio sembrò interminabile, però come ogni cosa tutto finisce e finalmente giungemmo alla meta, aperta la portiera, una fresca ventata mi raggiunse, sebbene fosse ancora molto caldo, la diversa ventilazione mi permise di riprendermi.

La donna consapevole che io da li non ero certo in grado di fuggire, s’allontanò, dopo pochi minuti sentii la Ferri parlare, in breve un’ombra m’oscurò, una voce nuova, la donna era in compagnia di una donna in uniforme da cameriera, e si, era sfacciatamente ricca da potersi permettere la servitù anche nella residenza di vacanza. La ragazza ricevette gli ordini “Allora, hai capito, quello è il mio nuovo schiavo, mentre io mi faccio una bella doccia e un bagnetto in piscina, tu me lo porti nello studio, e assicurati che non scappi, poi mi sistemi tutte le mie cose in camera, su sbrigati, incapace che non sei altro”. Lo stupore della ragazza mentre mi stava liberando era evidente tanto da chiedermi “Ma tu sei reale, parli o….”, e io “Certo che parlo, stai attenta, quella puttana mi ha quasi maciullato, adesso cosa fai?”, e lei con un sorriso tranquillizzante “Tranquillo, wow ma sei stupendo, ma come è che sei così piccino?” mentre lei ottemperava agli ordini ricevuti ebbi il tempo di raccontargli tutto, inoltre visto la sua disponibilità la pregai di farmi fare un bagno e di portarmi a fare i miei bisognini, approfittai pure per chiedergli qualche cosa da mangiare e bere, insomma era dalla sera prima che non mangiavo, così ebbi la possibilità di passare in rassegna l’immensa dimora, all’esterno oltre alla visuale sulla costa e sul mare tutt’attorno vi era della vegetazione mediterannea. Dopo di che fui abbandonato nello studio, come da ordini, parlando con Barbara la cameriera capii che il rapporto di lavoro con la mia carceriera non era da considerarsi del tutto normale, era quasi come una schiava, anche la tenuta della servitù era del tutto particolare, gonnellini in pelle con scarpe a tacco a spillo, molto scomode per le normali attività di servizio. Dopo un bel po’ di tempo, era già sera la Ferri entrò con veemenza nello studio, accompagnato da Barbara e mi chiamò, io mi feci vedere, ero ancora sulla scrivania di radica. Sorridendomi si voltò verso Barbara e leccandola sulla guancia e poi baciandola in bocca la congedò dicendogli “Bene mia cara, sei veramente carina oggi, ma adesso vai e organizza per la cena poi per stasera sei libera, a letto ho un ospite nuovo ah ah ah, su sciò, vai”. Allibito, e come potevo essere altrimenti vedendo una scena simile, non capivo più niente, che fosse stronza era palese, pure lesbica, ero nelle mani di una pazza…

Una volta soli nello studio, dirigendosi verso un armadio a vetrina collocato in fondo al locale, spalancò le antine e n’estrasse qualcosa di molto piccolo, un bastoncino nero, nel mobile vi erano strani oggetti, tipo catene, manette, mi pare pure una frusta, finalmente capii, amante del sadomaso sicuramente erano degli oggetti usati per tale disciplina. Con il solito ghigno da stronza s’avvicinò e m’arrivò sopra, ero pietrificato, inoltre ora si era abbigliata in modo molto discutibile, completo in pelle, gonna fino a mezza coscia non attillata, sopra una lampo ne delimitava l’ampiezza della scollatura, il vestito era senza maniche. Chinandosi disse “Allora, ti piace il mio vestitino, ….. “ un attimo di silenzio, evidentemente attendeva una risposta da me, e io appunto “Si… è particolare, ma.. “ non finii nemmeno che lei “Eh eh lo sapevo che lo avresti notato, sai è la tenuta da giochini sadomaso, questo abbigliamento lo uso quando gioco con i miei uomini, tu non t’immagini nemmeno quanti uomini e donne insospettabili sono venuti da me per subire le mie arti sado.” In ogni caso come te è la prima volta in assoluto, sei perfetto…”dicendomi questo aveva iniziato a battere su un palmo, con lenta cadenza, quello strano bastoncino nero e flessibile, la osservai e notando la mia curiosità all’oggetto sorrise e aggiunse “Eh eh sai cos’è questo?… “ io con la testa negai, e lei proseguì “…immagina una persona adulta legata come un salame e appeso al muro, tu l’insulti e lui non risponde, allora cosa si fa, si prende questo aggeggio e con fermezza gli si colpiscono gli attributi, tu lo vedi dimenarsi, non urla eh eh, e come farebbe, con un tampone nella bocca, e come inquisitrice continui a esigere una risposta agli insulti consapevole che lui non può rispondere, consapevole che non rispondendo il mio gioco continua, fino a quando io lo voglio…”, io di ghiaccio la stavo ascoltando, “…il maschio è stupendo da usare, la donna è più cinica, ti da meno soddisfazioni, invece il maschio, il sesso forte mhmm è stupendo da torturare, però ahimè tale pratica la si può fare solo su persone consenzienti, sai rapire le persone non è poi così facile eh eh, ma adesso entri in scena tu, o meglio tua moglie, con questa straordinaria scoperta.” Io sempre più attonito la stavo ad ascoltare, e il ritmo sul palmo stava aumentando mentre continuando disse “Vedi, dominare è la cosa che mi stimola di più, e il poter dominare soggetti prigionieri, insomma non volontari, mhmm quando torturo mi bagno in modo osceno, eh eh vedi…” alzando la gonna aggiunse “ vedi le mutandine sono già bagnata, eh eh vedo che stai realizzando, si carino, ora ci sei tu, piccolo come un moscerino, tutto da usare per i più disparati motivi…” stentavo perfino a deglutire, lei sempre con il gonnellino alzato se la stava toccando, dai li vidi che la sua peluria era luccicante, era bagnatissima, l’eccitazione era alle stelle, e il motivo ero io, lasciò cadere la gonna e riprese a giocherellare con lo strano oggetto rigirandolo tra le dita, ora era più facile per me capire cosa fosse in realtà tale attrezzo, era costituito da una parte grossa ad un’estremità, pensai ad un’impugnatura, e dall’altra finiva appiattendosi. Un barlume, esclamai “Ma è una frusta!!!”, un sorriso della Ferri che sbottò “Ah ah hai capito finalmente cos’è… vedi è un frustino, certo per te se usato come lo si usa normalmente avrebbe esito letale” SQUISHHH, i rapidi movimenti del frustino che ne tagliava letteralmente l’aria, m’avevano raggelato completamente. Strategicamente la mia posizione era perdente in partenza, la scrivania era quasi vuota, pochissimi oggetti, ero in balia di una gigantesca femmina, mentre io stavo ancora pensando a come avrei potuto scampare a tale minaccia, la Ferri faceva ancora vibrare in aria il frustino, causando quel fastidioso sibilo, io mi girai a 360 gradi, non vi era nessun rifugio, alzai lo sguardo e la vidi che stava per sferrare il primo colpo, un movimento rapido, affondò la prima stoccata, volutamente mi mancò, questo per rendermi consapevole della sua micidiale supremazia, ora poteva decidere se condannarmi oppure giocare come fa il gatto con il topo. Il colpo sulla scrivania l’aveva fatta vibrare, la donna stava girando attorno al mobile come un aquila senza perdermi d’occhio,  e lei “E he eh, mhmm, mi piace questo giochino, e a te eh eh..” non sentendo risposta, lasciò partire un altro colpo, tanto vicino da sentirne lo spostamento d’aria e farmi cadere all’indietro e lei sempre più fuori di se aggiunse “…vedi devi rispondere quando ti faccio le domande, no non voglio ucciderti, prima voglio usarti, al massimo ti procuro qualche livido, infierire dolore è un altro aspetto dell’arte sadomaso, inoltre ti devo riempire di lividi, se no che padrona sarei.” La mia situazione era come quella di un gladiatore nell’arena, attorniato dalle belve, purtroppo la Ferri era molto più micidiale, titanica, imbattibile, inutile dire che il suo cinico gioco continuò per un bel po’, era come una ragazzina insaziabile, il frustino fu sostituito dalle dita, le quali usate come quando si gioca a biglie, mi faceva letteralmente volare da un capo all’altro della scrivania. In alternanza si divertiva pure a schiaffeggiarmi, oramai se era i lividi che voleva, c’era riuscita. Finalmente il ritmo calò, di fronte a me si chinò, per scrutarmi meglio e ridendo allungò la mano, mi diede uno spintone e con l’unghia dell’indice mi placcò, esercitando una leggerissima pressione alla gola, avesse dosato male la forza, m’avrebbe letteralmente ghigliottinato. Dopo esser riuscita a mettermi nella posizione che voleva, ridendo disse “Eh eh, stanco?… Io no!…” dicendomi questo allungò l’altra mano e con l’unghia iniziò a seviziarmi in mezzo alle gambe e giocherellandoci continuò col suo monologo “..Ma che bel pisellino che abbiamo qua,….”

Io mi dimenavo, non perché io fossi convinto di risolvere il problema, ma proprio perché i suoi delicati movimenti, corrispondevano a terribili bordate le quali mi procuravano terribili dolori, non riuscivo nemmeno a deglutire. L’unica cosa che io potevo fare era subire, subire e nient’altro che subire, lei era sopra di me era terrificante, i lineamenti del suo viso e il suo sguardo diabolico, carico di cattiveria e sadismo non pronosticavano niente di buono. Era frustrante udire le sue risate e la sua voce, tamburellando sul mio addome aggiunse “Mi odi? Eh eh sei veramente mal ridotto, pieno di lividi, e non puoi far altro che subire eh eh e da una donna ah ah…” fortunatamente nel frattempo aveva tolto il dito dalla mia gola, come per darmi la possibilità di poter rispondere alle sue odiose domande, lei voleva una mia reazione, questo l’avevo capito, però io sapevo bene che ogni pretesto sarebbe stato valido per continuare le percosse e così tacqui. Lei non era certo una sprovveduta, e l’aveva capito “…mhmm sei furbo, fai bene a non reagire, senti è ora di cena, hai fame?”, la guardai e annuii e lei “Bene, allora andiamo.”

M’afferrò con noncuranza, e mi portò con lei, una volta nel salone mi lasciò sul grandissimo piano in cristallo del tavolo. Mi guardai attorno, la tavola era imbandita con bellissime stoviglie, bicchieri in cristallo e argenteria varia, uno sfarzo, poco distante la caraffa del vino e il cestino del pane, accanto al piatto vicino alle posate, il frustino, io dovevo far di tutto per non istigarla ad utilizzarlo ulteriormente contro di me. Io ero a quattro gambe, mi stavo riprendendo, la trasparenza del tavolo mi permetteva pure di vederle le gambe, lei notando i miei sguardi, disse “Mhmm ti piaccio, non è vero?…”, dicendomi questo allungò la mano sulla coscia e lentamente allargando le gambe alzò la gonna, la mano lentamente raggiunse gli slip e con lo stesso fare sinuoso allungando le dita sotto la sua stupenda biancheria intima, aggiunse “Ti piace la figa?…” e con un’esclamazione “Mhmm per tutte le verghe del mondo se son bagnata…” un attimo di silenzio e concluse “…non ti preoccupare come dessert per te dopo c’è prugna da leccare….. eh eh.” la cameriera s’avvicinò “Signora posso servire?”, “Certo!”, In breve la tavola s’imbandì, io malgrado Barbara m’avesse rifocillato qualche ora prima, avevo ancora fame, molta fame, anche la Ferri era affamata, infatti, afferrando una fetta di pane ne fece cadere alcune briciole nelle mie vicinanze, io m’affrettai a raccoglierne una, non riuscii nemmeno a sentirne la fragranza, che la Ferri, a pochissimi metri da me, con una forza micidiale sferrò un terribile colpo sul tavolo con il suo frustino e con arroganza disse “Chi ti ha autorizzato a mangiare? Inoltre da bravo, come i cagnolini, a quattro gambe, le mani non le usi, se vuoi così, se non dieta ah ah ah”. Non potevo farci niente, la fame mi faceva fare questo e altro, m’assoggettai e fui costretto ad attendere la sua elemosina, le fragranze delle pietanze erano come lame affilate per il mio olfatto, ora stava mangiucchiando avidamente della carne da un ossicino, ad un tratto mi fisso e impugnando quanto rimaneva dell’ossicino, ridacchiando disse “Lo vuoi? Si, ok..” e prima lasciarmelo, lo succhiò per bene e inoltre lo leccò, la sua lingua si muoveva con grazia e in modo sexy, fissandomi nuovamente aggiunse “…,ma senza mani, se no punizione, io ti lascio mangiare, però dopo una leccatina di figa me la dai.”

Non finì la frase che mi gettò l’osso, io a quattro gambe m’avvicinai, i rimasugli di carne erano sufficienti per soddisfare le mie esigenze, però il gusto della pietanza era rovinato dall’odore della sua saliva, qua e la vi erano tracce di rossetto, insomma, non fosse stato per i languori, io non mi sarei mai appropinquato, non avevo scelta iniziai a mordicchiare, questo anche perché non mi era dato sapere, quanto tempo avrei dovuto attendere per mangiare nuovamente. Dopo aver soddisfatto lei e il mio stomaco alzai lo sguardo e chiesi “Mi scusi, non potrei avere dell’acqua?”, allungò la mano e aveva già la brocca a mezz’aria che si fermò, dicendomi “No, berrai più tardi, dopo tutto te l’avevo promesso che t’avrei fatto leccar figa, e bagnata com’è sono convinta che soddisferai me e potrai soddisfare la tua sete, e se sarai assetato sarà più…mhmmm eccitante.” Dopo aver introdotto le dita nelle sue mutandine e averle odorate me le allungò e m’ordinò “Eccoti l’anticipo, succhia.”

Disgustoso, purtroppo il tutto si tramutò in realtà, infatti, lasciammo la tavola e ci recammo in salotto, s’adagiò sulla poltrona relax e allargando le gambe, aprì la gonna allentando la cerniera lampo dal basso verso l’alto, infatti, il vestito era provvisto di due tiranti un in alto e l’altro appunto in basso. Con delicatezza mi depositò tra le due enormi cosce, scostò gli slip da una parte e ora mi trovavo a pochi metri dalla sua enorme vagina, la folta peluria era fradicia, le labbra come tutto il resto luccicava talmente era bagnata, alzai lo sguardo come per supplica, e lei “Datti da fare, fai felice la tua padrona…” io non ottemperai e lei appoggiando il suo frustino dietro di me, e ridacchiando con un movimento molto lento m’obbligò contro la sua enorme vagina. Io non sapevo nemmeno dove iniziare, ogni tanto lei si divertiva a colpirmi da tergo con il maledetto frustino. Inutile dire che il gioco durò a lungo, finalmente paga disse “Adesso sono stanca, è ora d’andare a letto.” Io ero sollevato, finalmente la tortura era finita e le chiesi “Dove dormo io?”, e lei sorridendo “Per te ho riservato una suite di primo ordine, al caldo con lenzuola di cotone ricamate, un giaciglio si forse un pochino umido, ma ti assicuro un comodissimo sacco a pelo eh eh eh…” mentre mi lo diceva, aveva aumento la pressione con le sue dita sulla mia schiena, ero a contatto con la folta peluria e oramai mi aveva quasi avvolto con il tessuto dello slip, e li mi fu chiaro, nello stesso momento continuò “.. pelo di figa naturalmente,…. di una gran figa di classe, buona notteeee bye!”, io urlai e fino a quando mi fu possibile, anche il mio divincolarsi s’attenuò subito, non potevo fuggire, l’elastico del suo intimo era troppo forte e io ero molto stanco, non mi fu facile prendere sonno, e negli istanti prima che lei si coricò sentii pure le sue carezze e udii pure la sua nenia “..dormi bene bel piccino eh eh..”

Continua...


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