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La galleria d'arte

Parte IV inviata da Packy e caricata in data 13/Febbraio/2003 21:15:20


Buio completo, o quasi dauna fessura filtrava un po' di luce, infatti mi sistemai comodo,non sapevo fino a quando sarei rimasto li. All'esterno cioè nelsalone sentivo le risate e i discorsi delle due ragazze,cominciavo a credere che Prisca aveva ragione, le vere donnefeticiste e libidinose non le avevo ancora subite, Daniela era piùgiovane che Prisca, ma in nemmeno di cinque minuti avevo giàassaggiato il suo terribile odor di piedi, atroce, all'improvvisoun colpo, uno scricchiolio della scrivania e a seguire deimovimenti ondulatori che interessavano tutto il mobile, daidiscorsi o meglio dalla poche parole delle due capivo che stavanofacendo sesso, le sentivo gemere, la cosa stranamente m'eccitavail fatto che due donne si divertivano con i loro corpi, miritrovai il pene quasi eretto.

Daniela chiese a Prisca:- "Ehiprendi il piccolo stronzo e fagli succhiare la mia peluria",io capii e mi resi conto che non avevo via di scampo, in pochisecondi mi trovai di fronte alla figa di Daniela, Prisca miteneva in mano con molta disinvoltura, evidentemente non era laprima volta che eseguiva questa operazione, Daniela si era messain piedi e mi fissava, io ero sdraiato nella mano di Prisca laquale si divertiva ad accostarmi alla chioma fradicia della zia,Prisca si divertiva ad eccitare Daniela usandomi come giocosessuale e dicendomi:- "Dai leccale le labbra, la faimpazzire.", a un certo punto una delle due, non capi chifosse mi chiese:- "Attaccati ai peli, così forse, costrettoper non precipitare, riesci ad assaporare tutta la fragranza",infatti non feci nemmeno in tempo a realizzare venni accostato eafferrai quanti più peli possibile, alle mie proporzioni eranograndi quanto ramoscelli, puzzavano ed erano scivolosi, io cosìappeso non vedevo cosa alle mie spalle succedeva, ogni attimo chepassava io scivolavo sempre di più, gridai:- "Aiutatemi,cado non ne posso più!!", non sentii risposta capii che l'aiutoconsisteva nel fatto che Prisca abbassatasi alla mia altezzainiziò a leccarmi con forza, mi scuoteva con quei movimentititanici mi trovavo sempre più avvolto dalle labbra dellafighetta di Daniela, la vagina la sentivo tutta attorno a me, mimancava quasi l'aria, infatti ora in quella posizione non potevocadere perché con quelle poderose leccate Prisca mi ci avevaobbligato con la testa, sbattevo le gambe sperando che Prisca milevasse da li, infatti preso per i piedi mi tolse io ebbi unattimo di requiem, li respirai e lei si accinse ad rifarlo dinuovo, io cercai d'oppormi mi portò davanti alla sua faccia elei ribadì:- "Non cercare di resistermi, ti fai male, sonoio la più forte sai!", intanto mi stringeva nella sua manoin una morsa quasi da sfracellarmi, me la cavai forse perché erotutto viscido infatti dopo aver allentato la morsa, lei sidivertiva a giocherellare con le dita e passarmi di mano in mano,si fermò io mi trovai nella mano sinistra e sentii la pressionedi un suo dito alla schiena, poi mi girò di colpo e mi trovai ilsuo indice allo mio stomaco, o meglio l'unghia era come una lamagigantesca, stava premendo leggermente e con un tono sarcasticomi diceva:- "A ogni mio ordine che non assolvi ti punisco, eci vuole poco a farti male, devi fare attenzione perché adessoper esempio, se non presto attenzione posso accidentalmentetagliarti in due, e questo non lo vogliamo, vero?", io nonriuscivo quasi a respirare sbattevo gli arti sul suo gigantescopalmo della mano, lei rideva con soddisfazione e godeva, peresaltare il gioco tamburellava con le dita sul mio corpo, erapeggio che prenderle da un pugile, erano colpi a ripetizionedovevo essere pieno di lividi, per evidenziare la facilità concui mi aveva menato, aggiunse:- "Avresti voglia di darmeleindietro? Non è vero? Pensalo solo, perché tu con quelledimensioni ci resterai per sempre, ah ah ah ah. Ora, la mia amicaDaniela ti aspetta, su non fare il cretino, è una bellaragazzina o no?". Daniela al cospetto di Prisca non era unabellissima ragazza, ma in ogni caso aveva del fascino, rossatinta infatti dai peli in mezzo alle gambe capivo che dovevaavere i capelli chiari, intanto io ero sempre sospeso a mezz'ariadissi a Prisca:- "Non ne posso più, mi fate schifo tutte edue, i vostri odori nauseabondi mi fanno rimettere, lo sapetequesto brutte troie", con una risata satanica, Daniela m'afferròsgarbatamente e con un mal celato tono di ira replicò:- "Ati faccio schifo, ti lascio continuare a vivere ai perché non miappartieni se no ti avrei già schiacciato con il mio pollicecome si fa con i vermi.

"Adesso tu vieni con me, ora si cheti faccio provare qualche cosa di sgradevole", strinse lamorsa della mano, fu un attimo terrificante, ero completamenteavvolto dalla sua mano in un attimo, avrebbe potuto stritolarmi,giunti in bagno disse:- "Ehi guarda le mie mutandine interra ora me le raccogli". Si avvicinò agli slip mi posòsulle dita del piede ordinandomi di non scappare, e c'infilò ilpiede sul quale ero adagiato, atroce scontro con degli odoriterribilli, alzò la gamba sollevando la biancheria con me dentrofino all'asse del water, lei per rincarare la dose pensò bene digiocherellare muovendo le mutandine con le dita del piede, cosìfacendo era sicura che non mi sarei perso questo bagno fetido,evidentemente le aveva indossate il giorno prima e magari anchela notte e lei rideva ora pure anche con le dita della manocontinuava a massaggiarmi con la stoffa sporca degli slip, ioinizia ad insultarla come non mi era mai capitato prima d'ora,naturalmente io per far sentire il mio tono d'ira e ribrezzodovevo urlare, infatti avvolto da tutto quel cotone parlarenormalmente, non avrebbe avuto l'effetto sperato, lei si fermògetto via le mutande e mi in modo molto rude in una morsa quasiinsopportabile non riuscivo quasi a respirare, infatti il suogigantesco pollice premeva alla mia cassa toracica in opposizioneaveva il suo indice alla schiena, li capi che tacere era forsemeglio, lei con un minimo sforzo poteva spappolarmi lo sterno, emi disse, accanto c'era Prisca:- "Ora ti faccio il bagnettocaldo così ti pulisci un pochettino visto che hai schifo, andòin cucina prese un vasetto, per me era alto almeno tre metri, mic'infilò e poi iniziò a ridere dicendo:- "Un bel bagno coni sali da bagno profumati, così impari il giusto rispetto...".

Aprendo le gambe s'abbassò e pose ilvasetto con me dentro proprio sotto la zia e sorrideva, ioesclamai:- "Nooo, non puoi farmi questo putt...a...na!",uno scroscio di urina giallastra ed asfissiante mi arrivòaddosso, ne fece tantissima, io potevo quasi nuotarci dentro illivello era almeno fino alle spalle uscire mi era impossibileinfatti il bordo era molto in alto, lei guardò all'interno conun sorriso cinico e disse a Prisca:- "Dammi il coperchio",chiuse il vasetto e lo fece girare a più riprese, io vennicapovolto e non avevo nessun appiglio il vetro del vasetto eracompletamente liscio, ero come un pesciolino in un acquario, soloche l'acqua era piscia di Daniela, le intravedevo attraverso ilvetro, e Prisca mi faceva il tipico gesto con il dito, cioè ilclassico Va a fa un culo, il vasetto venne riaperto ed concompiacimento Daniela mi chiese:- "Chi comanda eh? A chi sideve il giusto rispetto? Il tuo compito non è ancora finito perpunizione me la devi asciugare e pulire, leccandomelanaturalmente, eh eh eh eh."

Riversò l'urina nel water e poichiudendo l'asse si accomodò prese qualche pezzo di cartaigienica e mi fece uscire dal vasetto, facevo schifo, puzzavo ese non fosse abbastanza ora avevo una figa di almeno 2 metridavanti a me inzuppata di piscia ancora calda, io trovandomisulla plastica del coperchio del water così concio avevo latendenza a scivolare Daniela mi allungò un foglio di cartaigienica ordinandomi:- "Comincia, asciugamela, se non lo fainel vasetto ti lascio fino a questa sera", presi il pezzo dicarta era almeno 2 per 2 metri grande, avevo le mie difficoltà,non appena a contatto con la zia fradicia la carta tendeva adassorbire quell'abbondanza d'urina, naturalmente il fogliettoigienico non avendo più consistenza e portanza mi rovinòaddosso, così ora il pasticcio era completo, Daniele esclamò:-"Sei proprio imbranato, ora si che mi diverto." Infatticon le dita non so se della destra o sinistra spinse il fascicoloigienico con me all'interno in direzione della vagina, ne risultòche la carta s'inumidì di più ed iniziò a rompersi in piùparti, si eccitava ad ungermi con la sua urina, io non potevoassolutamente ribellarmi, lei eccitandosi, lentamente perdeva lasensibilità della sua presa con il mio esile corpicino, più sistuzzicava più mi stritolava, non respiravo quasi ed se nonabbastanza la piscia era in ogni dove, ad un mio tentativo direspirare mi si riversò in bocca uno scroscio nauseabondo, leimi fece rigirare su me stesso a più riprese ripetendo l'operazionepiù volte, poi mi scaraventò indietro sull'asse e mi allungòil secondo pezzo di carta, "Ora sai come si fa, comincia",io cercai di togliermi i resti del primo foglio e poi presi ilsecondo ed iniziai a strofinare, "Visto che bravo, sei moltodelicato, ora leccamela sai così impari ad darci delle bruttetroie", io non realizzai subito, era pipi, d'istinto cercaid'allontanarmi, lei mi disse:- "Più ti ribelli, e più noisignorine giganti ci eccitiamo, sei proprio un esemplareinteressante sai...", manco a dirlo due enormi dita m'obbligarononella sua figa maleodorante di piscia l'odore acre rendeva l'ariaquasi irrespirabile passarono cinque minuti un'eternità per me,credo che non solo il mondo attorno a me era diventato gigante,ma anche il tempo aveva cambiato proporzioni, Daniela continuò"...cosa facciamo con lui oggi, Prisca? Ce lo portiamoappresso? Sai io me lo sentire molto volentieri negli slip oggi,mi stimola l'idea!", Prisca rivolgendosi a me:- "Andiamoa fare shopping poi questa sera ti facciamo conoscere due nostreamiche che amano dominare i maschietti come te in modo del tuttooriginale, sono delle donne che amano il feticismo di classe",venni scaraventato nel lavello con dell'acqua, così che ebbi lapossibilità per l'ennesima volta di fare un bagno, Prisca dallosguardo si divertiva a lavarmi, nel frattempo Daniela si stavapreparando, Prisca canticchiava divertendosi a mettermi sotto conil semplice movimento delle dita, io naturalmente annaspavo, unvolta mi toglieva dall'acqua e mi lasciava cadere ed un'altravolta m'immergeva, fu una lotta per la sopravvivenza perché siesaltava a tenermi sotto poi mi tolse dal bagno e io approfittaiper chiedergli:- "Sai io vorrei sapere cosa con un uomominuscolo come me ami veramente fare, fottere, picchiarmi,leccarmi o non so casa?", sgranò gli occhi e rispose con unsorriso e voce candida:- "Sai io in fondo in fondo goderei astritolarti con la mano per sentirti urlare, dopo di chenaturalmente ancora vivo scaraventarti sul pavimento del bagnoper finirti con il tacco a spillo, ma in ogni caso prima d'ammazzartiudire le tue inutili suppliche, oh questo mi fa impazzire, peròse lo faccio di te resta solo un mucchietto, allora mi divertocon il sadismo, e tu non puoi immaginare come è piacevole per mefartelo subire, e ogni volta è un sistema diverso, eh eh eh eh!!",l'altra troietta arrivò ed iniziò a truccarsi, Prisca prese unpezzo di nastro adesivo e m'appiccicò allo specchio proprioquello in cui Daniela usava per truccarsi, il nastro passava all'altezzadell'addome, ero appeso allo specchio ad un'altezza dal piano dellavabo di almeno 10-15 m, la mia vita dipendeva dal nastroadesivo, Pirsca si divertiva solleticarmi i genitali con l'unghia,lei non si rendeva conto, almeno credo, ma erano per me bordateterribili.

Le supplicai:- "Nooo, non puoiabusare di me così e non lasciarmi in questa situazione tisupplico..", non mi cagarono in modo alcuno, infatti sistavano mettendo il rossetto, e come si poteva immaginare tutte edue mi diedero una passata di lingua mi ritrovai ancora unto ebisunto, mi ero appena lavato ed ero di nuovo sporco, in ognicaso Daniela aveva un alito asfissiante, il mio ribrezzomanifesto venne notato e con calma lei si mise davanti ed iniziòad alitare la superficie liscia dello specchio si era pureappannata ed in alternanza mi leccava pure con la sua caldalingua m'impregnava di saliva, da quelle torture a ripetizioneero sfinito, in alcuni attimi di calma da quella altezza vidicosa indossava, un tailleur grigio fumo con maglietta bianca, unparticolare usava gli occhiali, ed in fondo era persino carina,meccanicamente quando m'accarezzò lo fece in modo molto delicatoarrivando fino al mio cazzo ed io emozionalmente reagii infattiiniziai ad eccitarmi non so come fosse possibile, forse perchénel mio subconscio ero consapevole che in fondo a tutto riusciread eccitare delle femmine mi piaceva, cioè queste gigantiandavano in calore ad abusare di me, comunque una magraconsolazione.

Daniela mi strappò via dallo specchio edistaccò il nastro poi sollevò la gonna allargò l'elasticodelle mutande e mi fece scivolare dentro, rilascio di scatto l'elasticoe venni immobilizzato contro la sua peluria della zia, da li nonvedevo neppure per terra, ogni tanto mi tastava sentivo lapressione delle dita sulla mia schiena, naturalmente le sentivoparlottare tra di loro.

Uscirono e andarono in centro, io locapivo dalle discussioni e dai rumori esterni, in macchinaDaniela continuava a toccarsi e le piaceva, o meglio infilando lamano sotto la gonna esercitava una pressione sul cotone dellemutande.

Lo shopping prese loro tutto ilpomeriggio, camminando io ero sempre in stretto contatto conDaniela questo lei lo sentiva e lo apprezzava, ogni tanto lomanifestava pure con una pressione breve e decisa della manosulla gonna all'altezza dei genitali.

Le puttane andarono anche al bar, pensaiche forse c'era una possibilità di fuga, ma la mia prigione eraveramente a prova di fuga, l'elastico era molto teso, sia quelloalla vita che quelli delle cosce, nella probabilità di riuscirea fuggire, mi sarei trovato su una sedia in mezzo alle duegigantesche cosce di Daniela con la consapevolezza che leinotandolo, mi avrebbe sicuramente catturato o peggio fattorovinare a terra per essere probabilmente stritolato sotto unasua scarpina sfracellandomi per rendermi irriconoscibile aglialtri avventori del ritrovo pubblico.

Improvvisamente suonò un telefonocellulare, quello di Prisca infatti rispose:- "Pronto, ahciao si siamo qui al caffè della piazza, va bene cinque minutivi aspettiamo", e ripose l'apparecchio, confabulando conDaniela capii che altre donne ci stavano raggiungendo, non capiise l'incubo stesse per finire od iniziare.

La discussione si animò quandoarrivarono, si salutarono, le solite frasi di circostanza, "Comevai...Come stai...Un sacco di tempo che non ci sentiamo ecc...",e naturalmente la discussione s'imperniò subito su di me,infatti il tono s'abbasso subito, forse anche per non farsisentire dagli altri clienti del bar.

Udii un nome che non mi era nuovo, Cinzia,forse era quella Cinzia collega della direttrice della galleria d'arteche ieri era assente, se lo fosse stato poteva significare che ilclub delle sgualdrine era molto affiatato.

In ogni caso per me si stava delineandouna situazione ogni istante che passava sempre più incerta,infatti il profilo delle mie carceriere era quello di ragazze eanche donne più in la con l'età le quali odiavano il sessomaschile, forse per esperienze negative passate, in ogni casoavevano una moralità tutta loro, centrata sull'obiettivo diumiliare nelle maniere più svariate il maschio, e credetemi allemie proporzioni la cosa riusciva loro molto facilmente e coneffetti devastanti su di me, non avevano nessuna pietà ed eranoincuranti se durante le loro perfide azioni io venivo messo inpericolo di vita, se ne fregavano, tanto loro in quel caso neavrebbero catturato un altro.

Ci fu uno scossone quando Daniela s'alzòe la discussione s'animò di nuovo, l'altra amica che eraarrivata con Cinzia il quale nome mi era sfuggito propose algruppo:- "Io abito qua vicino, andiamoci che vi offro il tècon i pasticcini, così me lo fate conoscere o meglio gli faccioassaporare i mie piedini tutti caldi, mhmm", "Dai..."aggiunse Cinzia "...sicuramente con i pasticcini lo si leccameglio, vi piace come gustosa idea."

Il tragitto era di breve durata, eracompletamente buio, non avevo alcuna idea dove fosse l'abitazione,Daniela si mise ad proprio agio ed esclamò:- "Ed orafacciamo uscire l'insetto dalla sua gabbia pelosa...", unbagliore i miei occhi non reagirono subito non vidi subito l'ambientele mie pupille non si erano ancora abituate, venni raggiuntodalla mano di Daniela la quale mi sollevò fino all'altezza delseno, le quattro troie facevano quadrato attorno ed io ero inmezzo a loro, riposto sulla mano di Daniela, venni raggiunto etoccato da molte dita ed le esclamazioni non si fecero attendere,"Che bello...che carino...Provocante, mi sto eccitando tutta...Morbido...",Ora avevo dato anche un volto a Cinzia abbinai la voce allapersona, era una donna di 35-40 anni supposi, non molto alta inogni caso meno di Prisca 1,80 forse meno, per me gigantesca,indossava un vestito rosso completo ed portava delle scarpe con itacchi molto alti, appunto senza tacchi forse alta massimo 1,70,era ben truccata con un rossetto che abbinava bene al vestito,sguardo penetrante ed capelli castani corti.

Ora avevo dato anche un volto a Cinziaabbinai la voce alla persona, era una donna di 35-40 anni supposi,non molto alta in ogni caso meno di Prisca 1,80 forse meno, perme gigantesca, indossava un vestito rosso completo ed portavadelle scarpe con i tacchi molto alti, appunto senza tacchi forsealta massimo 1,70, era ben truccata con un rossetto che abbinavabene al vestito, sguardo penetrante ed capelli castani corti.

L'altra invece aveva massimo 19-20 annimolto giovane capelli chiari, mossi e lunghi, camicetta, gonnacon disegni tipici dei kilt scozzesi, indossava delle scarpe diginnastica, la marca non mi fu possibile notarla, ma se era leiche voleva farmi assaggiare i piedi, povero me.

Fui riposto sul tavolino in vetro di sala,era freddo e liscio non c'era niente oltre a me su quel piano, eloro in piedi stavano li tutte e quattro a rimirarmi, giganteschenelle loro mani, io ero alla mercé delle loro manie.....

Continua...



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